MARKUS MRUGALLA      WORKS      EXHIBITIONS      TEXT      BOOKS      INFO

Watergate Berlin, "Motorengeräusche hinter einer dicken Glasscheibe", so beschreibt Markus Mrugalla den Klang seiner Bilder.
Seine hyper-hochaufgelösten Renderings könnte man haushoch vergrössern würde man sie von ihrem Medium befreien. Dieses Bild auf dem Fotodruck hat alleine 30.000 Bildpixel in der Länge. Man merkt schnell es geht um Superlativen; höher, schneller, weiter, detaillierter. Ein Universum in das man mit dem Mikroskop eintauchen möchte, um immer weitere Facetten zu entdecken. Dabei bedient sich Mrugalla nach eigener Aussage an den Dingen, die ihm am nächsten sind. Man fragt sich was das nur sein könnte.

Bycr is pleased to announce Abstract, the first solo show in Italy of Markus Mrugalla (1985 Lubliniec, Poland) who lives and works in Berlin.
After having studied fine arts and graphic design at the University of Berlin, Mrugalla, in his research, has gone beyond the formal codes of the 3D aesthetic and contemporary art.
“I’m interested in demonstrating how abstraction is still possible in a world of clearly agreed communication. My works don’t require social rules. It’s free from functional conventions, as the linguistic indications of “this” or “that”. My priority is to create a form of communication built on abstract bases”.
His works distance themselves from the stereotypes of contemporary advertising: His images don’t require photoshop and don’t make use of the standard tropes of modern commercial language, instead they assert themselves thro’ugh a unique power which combines spontaneity and linguistic complexity.
“I believe that people are ready for new visual experiences. In my pictures I work with programs, like all other designers: Nevertheless I don’t realise fixed images, rather I work with iteration of colours and forms. My works dont express only the research of the essence of a colour or an aesthetic intuition; rather they create an emotional sensual pleasure, stimulate intuition and they reveal themselves more sincere than any other advertising images”.
To reach the formal clearness of his works, the artist uses one of the first 3d software (almost 10 year old) and runs it through the most advanced technology now available in the pc market. The result is a completely personal synthesis of archaeological and digital innovation.
The show is composed by photographic works of various dimensions and a video installation.

Markus Mrugalla: Abstract. Profondo Superficiale
Immersioni di superficie. Distese di liquido policromatico in cui scorrere verso modalità nuove del sentire. Masse fluide di colore che trascinano in percorsi di disorientamento percettivo senza ritorno. Un profondo superficiale in cui perdersi, in cui sentire e basta. Queste le esperienze sensoriali che si rincorrono di fronte ai lavori di Markus Mrugalla esposti alla Bycr, questo il groviglio sensorio che persiste, come se una forma di percezione nuova si fosse attivata irreversibilmente.
Infatti, attraverso la contaminazione di codici e mezzi espressivi, le immagini innescano veri e propri cortocircuiti percettivi in chi osserva, bloccando i riconoscimenti automatici delle forme, in un’iniziale paralisi dei sensi del tutto abbacinati da queste superfici sfuggenti, dove i parametri abituali collassano e gli opposti coesistono. Come nelle serie di Maschinistische Bilder, dove a sorprenderci è l’inattesa presenza di un virtuale astratto concretizzato, in cui i linguaggi digitali 3D, liberati dalla mimesi illusionistica del reale, evolvono bidimensionalizzandosi in curve di colore astratte che ci prospettano esperienze concrete di immersione orizzontale in un profondo compresso in superficie che ci trattiene. Dunque è un virtuale reificato che si staglia di fronte a noi al di là di ogni comoda separazione, un universo ibrido le cui forme astratte si materializzano attraverso grafiche espanse in texture cromatiche dal potente effetto immersivo. La contaminazione formale innesca, infatti, reazioni inedite nel fruitore, sedotto da un contatto tattile, epidermico in cui cedono le distinzioni tra esterno-interno, io-altro, dove il diverso non è mai stato così simile e tessuti macchinici astratti non sono mai stati così reali, così nostri.
L’effetto immersivo è potenziato nel video presente in mostra, dove le evoluzioni metamorfiche di forme fluide ci fagocitano in vortici caleidoscopici in cui fluttuare al ritmo pulsante di masse vive, con le quali si innesca una strana affinità organica. Nelle serie Knetbilder è, invece, la paralisi di flussi cromatici miscelati dal plasticismo magnetico che calamita l’occhio, incollandolo alle superfici pellicolari in una fruizione epidermica dell’immagine. Ed è proprio l’originale uso mixato dei media, che disattende i nostri automatismi percettivi, a costringerci a ripetute e intense vie di fuga dalle consuetudini, giù, o meglio lungo questo baratro orizzontale del senso in cui nuove forme del sentire sono ancora possibili. Infatti, siamo davanti a un astratto che non ci chiede di essere interpretato, concettualizzato, riferito, ma ci chiede di essere percepito concretamente, imponendoci il piacere ormai rimosso di sentire e basta.
Ma si tratta di un percepire trasformato, più intenso, immersivo, fusionale, che persiste e modifica la nostra visione rendendola più istintiva, più estetica verso una riscoperta del potere dei sensi nel rinnovare, ogni volta, il nostro contatto con l’immagine, con l’altro, con il mondo.

In un mondo dominato dalla comunicazione diretta Markus dimostra che l’astratto è ancora possibile
L’astratto di solito chiede di essere interpretato, esige una riflessione. Non è sempre facile da digerire il complesso procedimento mentale tipico di un’arte spesso incompresa e sottovalutata. Un astratto impone maggiore attenzione e ingegno perché è meno intuitivo. C’è qualcosa di profondo che non si vede all’apparenza ed è compito di chi osserva scovare la realtà che gli sta di fronte. Markus Mrugalla al contrario accompagna l’occhio davanti ad un’astrazione che non chiede né tantomeno esige una riflessione concreta. Quello che fa è ricordare il piacere trascurato di perdersi, semplicemente perdersi e basta.
Classe 1985, Mrugalla è un giovane artista di origine polacca specializzato in fotografia e design. In un mondo dominato dalla comunicazione diretta Markus dimostra che l’astratto è ancora possibile. La sua è una ricerca costante per provare l’esistenza di un’arte libera da convenzioni e che non richiede la mediazione di regole sociali. Grazie ad un software l’artista è in grado di realizzare un astratto virtuale in cui il linguaggio in terza dimensione si evolve in curve di colore spalmate sulla superficie orizzontale: è qui che la mente si perde, nel mezzo di queste infinite masse policromatiche, tra le onde di un liquido che continua a scorrere.
Perdersi ovvero immergersi nell’opera d’arte. Percepirne la bellezza senza pensieri, lasciandosi cullare da una fluidità che incanta e disorienta allo stesso tempo. Quasi come se fosse un viaggio senza ritorno. Davanti ai lavori di Mrugalla si percepisce qualcosa di nuovo in modo più intenso, grazie alla fusione di codici e mezzi espressivi inaspettati e sorprendenti. La ripetizione di forme morbide e la continua ricerca non del colore in sé ma della sua essenza, stimolano l’esperienza visiva creando perfino un piacere sensuale. E allora il viaggio si fa più interessante perché si fluttua alla riscoperta del potere dei sensi, verso il vero contatto con l’arte, con l’io e con il mondo.
Giulia Giarola

Fashion Daily Magazine, Fashion Week Berlin
„Mich langweilt nichts mehr als Dinge, die keinen Zauber, kein Geheimnis mehr in sich tragen.“ Markus Mrugalla ist Diplomdesigner und Künstler aus Berlin.
Eine Handschrift ist in seinen Arbeiten jederzeit zu erkennen. Die Abstraktion ein roter Faden, der sich wie eine unsichtbare Linie von Werk zu Werk schleicht und im Betrachter Emotionen auslöst. Mit Markus Mrugallas Kunst muss man sich beschäftigen, sich Zeit nehmen und immer wieder zurückgehen. An einem Punkt setzt dann das Verständnis ein und man erkennt mehr und mehr Verknüpfungen, die ein großes Ganzes ergeben. Die Zeit spielt in seiner Sicht eine enorm wichtige Rolle.
„Im Überdruss der heutigen Medialisierung würde ich mir eine Entschleunigung der digitalen Gesellschaft wünschen. Das Tempo in den Neuen Medien, wie auch in der Kunst, ist unheimlich schnell geworden. Der Zauber eines Magazins scheint für mich z.B. auch in den letzten Jahren mehr und mehr leider verflogen zu sein. Ein Grund ist mit unter die Schnelllebigkeit im Netz. Alles kann binnen Sekunden abgerufen werden - das typische Zappen. An sich nichts schlimmes. Doch müsste man jetzt die notwendige Anpassung der Visuellen Kommunikation vornehmen. Es müsste zwingend eine Änderung dieser Darstellungsweisen der Neuen Medien erfolgen.“
Als klassischer Dienstleister in den Bereichen Grafik, Art Direction und Identity nimmt Markus Mrugalla kulturelle, wie auch künstlerische Bezüge aus seiner Gegenwart in seinen Arbeiten mit auf, um ihnen eine Nachhaltigkeit, eine visuelle Bedeutsamkeit für die heutige Zeit mit auf den Weg zu geben, die über ihre Oberfläche hinaus reicht. Somit kann auch neben einem Corporate Design für einen Kunden parallel ein großformatiges Artwork entstehen, wo sich verschiedene Arbeitsfelder durchaus überkreuzen dürfen oder gar sollen.
„So sehe ich auch die Bedeutsamkeit von Kunst und Design heute in einer neuen Notwendigkeit. Es wäre so viel effizienter, wenn Kunst nicht nur in Galerien oder in White Cubes präsentiert und verkauft werden würde, sondern auch den Mut besässe diese sicheren Räume zu verlassen, um eine Aufgabe für die Gesellschaft draußen zu übernehmen. Aufgaben, außer sich gut verkaufen zu wollen und sich dem derzeit riesigen Markt zu beugen gibt es für die heutige Kunst oft keine mehr.“
„Kunst soll kommunizieren. Sie soll Aufgaben übernehmen dürfen. Auch selbst, wenn sie mit Sujets verschiedenster Darstellungsweisen arbeitet so kann sie, in der heutigen Zeit, besser als je zuvor eine neue, überragende Rolle in der Kommunikation übernehmen.“
Interview by Anna Bührmann

It's nice that Magazine London
Markus Mrugalla has an alter ego that allows him to make stunning work
Markus Mrugalla is a bit of an enigma – his website is divided into two, one side for himself and the other for Una Nau. As a designer, artist, photographer and art director perhaps it’s just easier to compartmentalise your creative life into two separate egos – it certainly seems to be working for Markus. The Berlin-based Polish creative has a stunning body of work encompassing his four disciplines, from sumptuous artist books to highly-polished digital renders.
Graphically, Markus’ work is very much of the moment, aligning itself with the New Aesthetic in its appropriation of digital elements across both digital and physical work. Powerful roman typefaces sit above shimmering semi-organic objects created with modelling software. Similarly his personal artwork is created digitally, but constantly strives to echo real world objects – giant iridescent bubbles, water droplets and hazy smoke. It’s a powerful combination of elements that has left us transfixed on more than one occasion.

page Magazin, Kosmos Gegenwart
An die zerbrechliche Oberfläche einer Seifenblase erinnern die verzerrten, bunt schillernden Motive der Serie „Maschinistische Bilder“ von Markus Mrugalla
Am Anfang der Serie „Maschinistische Bilder“, die Markus Mrugalla als Diplomarbeit im Fach Visuelle Kommunikation an der Universität der Künste Berlin vorgelegt hat, steht eine Kugel, die er in einem veralteten CAD-Programm erzeugt und deren Oberfläche er mit einer Strichkombination strukturiert hat. In diesen Bildkosmos konnte sich Mrugalla dann nach belieben hinein- und hinauszoomen, um die Strukturen auszuwählen und zu rendern.
Die Verbindung von alter und neuer Technik wie auch der Umstand, dass er dank spezieller Einstellungen in der Software unendliche Bilder produzieren könnte, sind elementar für die Arbeit von Markus Mrugalla. Denn mit seinen „Maschinistischen Bildern“ ist er auf der Suche nach einem Bildformat, das unsere Zeit adäquat repräsentiert. Also die Entwicklung der Technologie, die Bilderflut und den Perfektionswahn thematisiert.



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